Ognuno ha una storia da raccontare. Chi dice di non averne alcuna, in realtà sta già raccontando qualcosa.

giovedì 19 giugno 2014

Basta coi catadiottri, aumenta la tua albedo!

Quest'oggi siamo qui per scrivere una nuova pagina nel grande libro della vita, dove si dibattono le speranze e gli ardori dell'avvenire, dove si cullano i ricordi del passato e dove sfavillano le glorie del presente in perenne divenire...

Siate comprensivi, il periodo esami si è nuovamente affacciato oltre il tettuccio del lettino-sdraio (creatura mitologica dal potere soporifero) e incalza nella ricerca di qualche frase altisonante con cui superare le eventuali prove orali in un tète a tète senza esclusione di colpi (di registro). In un'occasione tanto solenne, eccovi un trittico dei miei esperimenti usciti nella preparazione delle suddette prove!

"Basta coi catadiottri, aumenta la tua albedo!"
Acquaforte, acquatinta, puntasecca su zinco. In origine inchiostro seppia. Modifiche in digitale 

"La mia albedo è OVER NINE THOUSAND!!!!"
Litografia su zinco. Grandi sfumature e grandi speranze.

"Unendo le nostre albedo illumineremo l'universo"
Litografia commovente su zinco. Forse devo dei crediti a qualcuno per il font ma non so chi sia. Perdonami fonter! 
Ebbene! Auguriamoci un buon raccolto in questi esami, alla prossima!
Nuzza :D

domenica 8 giugno 2014

Quando i livelli in Photoshop superano i 50, ci si scorda sempre di quelli più ovvi

Deh.
Suppongo capiti, prima o poi un po' a chiunque, di ritrovarsi improvvisamente a corto di iniziativa, come se qualche oscura influenza avesse eretto un muro insormontabile tra noi e la nostra amata creatività; ed è così che ci si ritrova come Frodo e Sam di fronte ai cancelli di Mordor.
O meglio, siamo noi a vederci di fronte a un ostacolo quasi invalicabile.
Di solito, in questi momenti, accanirsi nel trovare a tutti i costi qualche idea soddisfacente sortisce, per la nostra gioia, l'effetto contrario, ovvero che qualsiasi possibile sprazzo creativo risulti comunque inefficace, al di sotto delle aspettative e  irritante per il suo poco impatto, benché, se la nostra disposizione d'animo fosse diversa, probabilmente lo accetteremmo di buon grado nel pantheon delle nostre creazioni. Di conseguenza, risulta chiaro che sia lo stato d'animo a influenzarci parecchio, perciò la prima cosa da fare è non scoraggiarsi, fare qualcosa di diverso, attività fisica, andare a cercare il tesoro perduto di Eldorado, etc. Le idee migliori nascono dall'esperienza concreta (Platone, perdonami!). Come suggerisce anche il buon vecchio Leonardo da Vinci, quando si è impantanati conviene uscire di casa, farsi un giro e osservare le forme che ci offre la natura. Le buone idee di solito sono già sotto il nostro naso, bisogna solo vederle; non nascono chiudendosi in una stanza ma aprendo la porta :)

Se poi proprio non si sa che pesci pigliare, si può sempre guardare un video come questo, il cui valore specifico di epicità è talmente alto che non si presenta nemmeno l'eventualità di sentirsi delle nullità in confronto; diventa semplicemente il mondo delle idee a cui aspirare (Plato, mi hai perdonato?)

Animation/FX Reel

Oppure si può semplicemente andare avanti come se niente fosse, finché non sarà uno dei nostri lavori a farci capire che ciò che cerchiamo non è mai andato perduto, ma è sempre rimasto in noi. Semplicemente c'erano talmente tanti livelli sulla nostra schermata di Photoshop che ci siamo scordati di averne lasciati alcuni invisibili!

Nemon Axen, personaggio appartenente all'universo di Exoria!
Se vi incuriosisce, potete consultare la wiki ufficiale :)
Dopo queste commoventi parole ricolme di sapienza plurisecolare...

RINGRAZIAMENTI
al team Adobe, per la newsletter che mi intasa la mail
a Platone e alle sue idee
alla prossima! 

Nuzza 


lunedì 26 maggio 2014

Quando la cosa pubblica funziona è perchè anche le persone che ne fanno parte agiscono bene

Ebbene, continuando il resoconto melodrammatico del post precedente...

Andato, il treno era definitivamente perso.
Mi scrutai attorno, lanciando occhiate dardeggianti al binario vuoto, ormai al colmo della sopportazione. Mi avvicinai a un personaggio che pareva avere un ruolo determinante nelle faccende ferroviarie. Contro ogni previsione risultò estremamente gentile, premurandosi di indicarmi un convoglio alternativo. Forse sarei riuscita a effettuare un cambio e arrivare in tempo. Inutile specificare che quando si prospetta l'ipotesi di dover cambiare treno intervengono diversi fattori ansiogeni, tra cui l'essere testimoni dell'irruzione di Vin Diesel, specialmente quando si ha a carico un enorme trolley che può essere preso per una macchina da corsa di ultima generazione. Sì dalle prossime vacanze opterò per bagagli minimali, promesso.
Dopo aver trascorso il viaggio scrutando ogni singolo cartello a ogni singola stazione, finalmente arrivò il momento cruciale. E devo dire che ci riuscii. Raggiunsi il treno che avevo perso inizialmente e arrivai a destinazione. Di questo debbo ringraziare quello sconosciuto capotreno che mi ha raccolta e accompagnata.

Ognuno può essere un capotreno gentile. Yeah.
Alla prossima!
Nuzza

Vedere il lato migliore è smettere di guardare il treno che abbiamo perso sicuramente per colpa di altri

L'estate scorsa, per svariate vicissitudini, mi sono trovata a dover prendere un treno.
Per giungere alla stazione, di solito, bastano dieci minuti di autobus, ma si sa che d'estate gli orari assomigliano più che altro a una foresta in via di disboscamento; conscia di ciò, ero arrivata alla fermata con buon anticipo. Tutto procedeva a gonfie vele. Se non che, tale adorabile mezzo di trasporto, saltò la corsa.
Da quel momento, iniziò la mia.
Mi scapicollai giù per scalinate e lungo improbabili scorciatoie, il tutto, ovviamente, corroborato dal trascinamento quasi antigravitazionale del mio beneamato trolley (si scriverà così? Siamo fiduciosi); il che diede il "la" a un'esperienza turbo, che vi consiglio caldamente e affannosamente qualora voleste aggiungere alle vostre giornate un po' di adrenalina o se, per qualche motivo, voleste correre il rischio di slogarvi qualche caviglia. I pochi eletti che sarebbero riusciti a deliziarsi della mia fugace apparizione avrebbero potuto osservare una scena del genere: una giovine fanciulla sciabattante tallonata da un enorme, chilotonico trolley.
Inutile aggiungere ma lo faccio comunque che durante gli avveniristici attraversamenti pedonali, il sopracitato bagaglio si prodigò in piroette degne del Cirque du Soleil.
A circa cinque minuti dalla partenza del treno riuscii a salire su un autobus, per la gioia di tutti i passeggeri spiaccicati dal mio fedele compagno di jogging. Dopo aver beccato tutti i semafori rossi possibili e intelligibili, finalmente arrivai in vista della stazione, con l'aspetto che avrebbe potuto avere Rambo in procinto di attaccare l'ufficio dello sceriffo. Le porte si aprirono. Non c'era più tempo.
Presi di peso il mio trolley, sfrecciando verso la meta, in sottofondo le esortazioni dei consueti quattro ubriaconi che bazzicano da quelle parti. Una diva, insomma.
Irruppi nella stazione come una furia, ignorando il plotone di obliteratrici che mi gridavano: "Ehi! Timbraaa!".
Mi precipitai al binario, che avevo individuato grazie alle note capacità divinatorie dei tabelloni.
Quando mancavano ormai solo pochi gradini al raggiungimento dell'Apeiron, mi fermai.
Era già partito.
Il fatto è che io nonostante tutto...ero in orario!

Ebbene, qui termina la prima parte del resoconto, in questa giornata di post elezioni Europee in cui la cosa più semplice è lamentarsi. Alla fine ci lamentiamo così tanto che un giorno ci lamenteremo anche di lamentarci. Non fraintendiamoci, lamentarsi di ciò che non va è più che lecito, ma crea la tendenza a notare solo le criticità negative, di qualsiasi entità siano, mentre, forse, sono le cose positive che ci servirebbero, sono loro il punto da cui potremmo ripartire a prendere fiducia. Prendiamo forza da quelle, perché ci sono!
A volte perdere il treno può permettere di farci vedere le cose diversamente.

Il mio TROLLey, yo!


Alla prossima :D
Nuzza
 

lunedì 5 maggio 2014

L'attesa può essere un tempo vivo, anche quando l'autobus non arriva e piove

Penso sia capitato a molta gente di restare a bocca asciutta aspettando un autobus per un tempo apparentemente infinito, durante il quale i pensieri oscillano tra la tentazione di lanciare un barile di bitume in testa all'autista di turno o di tagliare le gomme al mezzo pubblico tanto agognato, e il perenne dilemma: "Vado a piedi? A questo punto però potrebbe arrivare da un momento all'altro. Ma se invece avesse proprio saltato la corsa?". Questo lungo monologo interiore, degno dei più incalliti shakespeareiani, in media dura abbastanza a lungo da permettere all'autobus di arrivare. Oppure no. Dipende da voi.
Per non parlare, poi, delle infinite code alle poste o in qualche studio medico, dove l'atmosfera è ardente quasi quanto prima del fatidico "via" a una maratona intorno a una supernova.
L'attesa, insomma, non è sempre piacevole.
Sarà per questo che oggigiorno ogni cosa ha aumentato ritmo, cercando di evitare a tutti i costi quei cosiddetti tempi morti, tanto che tutti ci lamentiamo sempre di non avere mai tempo. Eppure il tempo è sempre lo stesso. Forse a volte rallentare può essere salutare... o persino divertente. Persino a Leopardi l'attesa faceva arricciare un angolino della bocca.
L'attesa, che di solito è considerata una spiacevole situazione di sospensione, in realtà può rivelarsi molto migliore delle aspettative: permette di guardarsi attorno, di sospendere, appunto, la nostra frenetica corsa attraverso la quotidianità e concederci un momento per riprendere in mano il nostro tempo più consapevolmente. Aspettare allena la pazienza, può essere fonte di ispirazione, può farci tornare a una dimensione in cui siamo sia spettatori che opere d'arte.
Immaginate che gusto ci sarebbe nel dipingere un quadro o concludere un fumetto nel tempo che impieghiamo a fare il log-in su facebook; oppure proviamo a ricordare quanto fosse bello ricevere una cartolina o una lettera, attenderla, sapendo che è una cosa speciale proprio per noi, non per un intero gruppo su whatsapp (benché quest'ultimo sia quasi gratis!). Provate a immaginare di poter stare ad ascoltare il respiro antico di una foresta che vive così lentamente...
Questa premessa lunghissima e molto commovente voleva introdurre un bizzarro esperimento sociale di cui ho trovato notizia leggendo qua e là, ovvero il Digital Detox Camp, un'iniziativa per staccare un po' dalle nostre forsennate corse giornaliere (chissà poi per andare dove?) e riprendere un po' i contatti con noi stessi e con gli altri, imparando anche il valore dell'attesa. Beh non che serva andare fino in California per riuscirci :D

"Ti penso", Acquaforte su zinco, inchiostro blu su rosaspina








Ok vi ho fatto attendere abbastanza! Alla prossima :D

mercoledì 12 marzo 2014

E' inutile, ci vuole impegno!

Nel disegno, come in molte altre attività, dalla caccia alla ricerca della felicità, ecco che la costanza nell'impegno acquisisce una valida importanza; non si tratta semplicemente di abitudine, ma piuttosto di dedizione e pazienza. Insomma, un disegno ben fatto non è solo la risultante di circostanze fortuite, di una buona preparazione e di una certa predisposizione, ma contiene in sé molto di più.

Come sempre, questa introduzione colma di PATHOS, mirava semplicemente alla presentazione di un altro mio lavoro, che più che altro rappresenta un concentrato di sperimentazione di tecniche, dalla china (metodo oscuro e indelebile) al colore digitale (caotico intruglio di livelli).


Il personaggio in questione è di mia invenzione ed appartiene a una lunga storia!

Ebbene, spero che il risultato vi aggradi, nonostante alcune imperfezioni. Impegnamoci! Anche nello sport! Perchè non mi sono ancora iscritta in palestra?? O tempora o mores!
Alla prossima :D

Nuzza 

giovedì 6 febbraio 2014

Sorprendersi è la via per la bellezza

Dopo un bel po' di tempo, eccomi di nuovo a rimpinguare le pagine di questo blog!
Oggi, in particolare, vi presento uno degli ultimi lavori da me preparati (fra acquaragia e vernici varie).
Il fatto divertente è che questa lastra è nata in maniera sostanzialmente casuale: in principio, infatti, doveva essere adibita a una maniera nera. 
Come si può notare, il risultato finale è composto da tue stampe successive, secondo una struttura che può ricordare vagamente un fumetto.

Acquaforte su zinco, inchiostro seppia, carta marmorizzata.


Onde creare quegli strani effetti di sfondo non sono servite lunghe ore di lavoro; semplicemente, a causa di un errore, dell'acquaragia ha sciolto la vernice protettiva che copriva la lastra, generando queste aperture. dato che il disegno che si era formato appariva intrigante, decisi di lasciare asciugare nuovamente la vernice, per poi mettere il tutto a bagno nell'acido per quattro minuti. Esaltata da quell'imprevisto vi ho stampato sopra un'altra lastra (anche se inizialmente era per tutto un'altro lavoro), ottenendo questo interpretabile risultato. Inutile dire che, nel momento in cui ho provato ha replicare il fortuito avvenimento, i risultati sono stati disastrosi  decisamente meno interessanti!
Forse, in fondo, anche questo è uno degli aspetti più affascinanti e gratificanti della creatività in generale: riuscire a trarre la bellezza da situazioni inaspettate.

Dopo tutte queste considerazioni commoventi, penso andrò a creare qualcos'altro!
Alla prossima!

Nuzza